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Aprire il sipario e la mente alla fin della commedia.

Immagine del redattore: Vincenzo PellegrinoVincenzo Pellegrino

Foto Emanuele Laurino


In dialogo con Enzo Fauci, attore e regista di Samarcanda Teatro che intravede nell'amore, nella responsabilità, e nella ricerca introspettiva le chiavi per un teatro efficace e funzionale.


Enzo Fauci, ricco dell'humus teatrale che riempie da sempre il carattere napoletano, è un uomo che ha dedicato al teatro tutto il tempo libero che il lavoro e la famiglia hanno lasciato allo spirito partenopeo di uno pur nato in provincia. Attore e regista, cui il termine “amatoriale” non rende completa giustizia data la professionalità e la dedizione del suo impegno. Attualmente, dopo aver collaborato con le associazioni teatrali “Gaudium et Spes”, “ La Quinta Parete” e “Quelli che ...il Palcoscenico”, è una figura di primo piano di Teatro Amatoriale, associato a Samarcanda Teatro APS. Per questi ultimi con cui lavora dal 2012 ricopre anche la carica di vice Presidente. Anima con passione la vita culturale di Battipaglia, partecipando come direttore artistico a numerose rassegne teatrali e come conduttore a diversi eventi artistici. La nostra più che un intervista si è trasformata in una chiacchierata tra due persone che amano il teatro, e da quel discorrere rilassato si è capito subito che nella lunga carriera di teatrante, che lo ha portato a partecipare alla messa in scena di più di trenta opere teatrali, non ha mai voluto indossare i panni dell'autore per una forma di rispetto, più che di timore riverenziale, nei confronti degli autori classici, da lui prediletti e che hanno lasciato tanti lavori da mettere in scena la cui attualizzazione naturale è già nella scelta dei testi che possono essere leggermente adattati per renderli moderni.

Mi viene da chiedergli:


Qual'è il cosiddetto spirito della catarsi nel teatro? In una maniera molto chiara come possiamo spiegare questa parola? In che modo avviene il miglioramento e la cura che viene attribuita al teatro? Come si realizza questa purificazione dell'individuo e della comunità?”


Per gli attori avviene in maniera naturale nell'immedesimazione con un personaggio di cui è importante capire l'interiorità e difenderla a denti stretti, amarla e comprenderla. Per gli spettatori il tutto avviene in una dimensione che è in maniera paradossale lontana da loro e allo stesso tempo dentro di loro. Il teatro diviene la strada maestra per entrare dentro i sentimenti e le emozioni dei personaggi; questo non solo per sperimentarle, ma per comprenderle e amarle.

É un esercizio straordinario sia per gli attori che per gli spettatori, che proprio in questo modo diventano comunità, nel vivere insieme le stesse passioni ed emozioni. Ma non è un esercizio facile per nessuno, perche siamo portati tutti dalla vita odierna a comprendere e ad amare soltanto noi stessi.”


Hai parlato di amore, ed io so della tua attrazione per la drammaturgia italiana. Il teatro comico invece, che spesso la fa da padrone in tante manifestazioni, ha solo un intento ricreativo o si può avvicinare a questo spirito purifico e di redenzione di cui parliamo?”


Non posso rispondere che in maniera apparentemente evasiva: il teatro è teatro! Lo spettacolo non è solo uno stile rappresentativo, bensì la pura esigenza di esprimere emozioni, in qualunque modo, partendo da qualunque tema. Attraverso i classici del teatro comico si possono dire tante altre cose. Basti pensare al teatro del nostro Eduardo De Filippo, di cui in questi giorni cade l'anniversario della scomparsa, per capire meglio i valori del teatro comico. Come avviene in tutti i classici che rappresentiamo con Samarcanda, al di sotto delle risate, che sono spesso anche difficili da creare, si muovono anche verità ed emozioni contrastanti, che rappresentano tutta l'antinomia dell'umano. Il teatro comico arricchisce i cartelloni di tante manifestazioni un po' per attrarre il pubblico, che oggi nel teatro, come nel cinema, cerca anche pura evasione; ma in realtà esso non è quasi mai solo svago e divertimento.”


Bertold Brecht applicava al teatro, o almeno questo era l'intento principale da cui partiva, l'idea che ciò che conta non è solo il rappresentare ma il trasformare. Il teatro a tuo avviso può ancora trasformare? Ha ancora il potere di cambiare la direzione di questa nave di folli che sembra essere diventata oggi l'umanità?”


Anche di più! Al di là del valore terapeutico e pedagogico il teatro conserva al suo interno proprio questo codice trasformativo. Opera sull'attore attraverso la purezza del lavoro introspettivo sul carattere emotivo della maschera, e lavora sullo spettatore aprendo quella strada che lo proietta nella storia dove è costretto a schierarsi e a fare il «tifo». Lo scambio emotivo procura un cambio di prospettiva la cui visione non può che portare ad un cambiamento. Svanisce il puro intrattenimento e si apre al mutamento. Questo codice trasformativo annulla anche la differenza tra teatro professionistico e teatro amatoriale, che io vedo, con una battuta, solo nella partita IVA, anche se forse tra poco cambierà la legislazione a questo riguardo. I professionisti possono vivere con il teatro, mentre spesso gli attori e gli autori amatoriali i soldi ce li rimettono. Attraverso le porte giuste e le strade corrette, che sono la responsabilità e lo studio introspettivo sui testi da rappresentare, si può operare per realizzare la completa immersione del pubblico e creare questa magia trasformativa. Questo mutamento del punto di vista mi ha fatto pensare ad un cambio paradossale. Simbolicamente chiuderei il sipario prima dell'inizio di ogni opera teatrale, sottolineando una chiusura alle consuetudini, e lo aprirei alla fine della rappresentazione abbracciando il cambiamento di prospettiva, aprendomi a tutto ciò che il teatro ci ha trasmesso.”


Ci lasciamo con questa suggestione paradossale e forse non realizzabile nella realtà. Ma di sicuro si puo fare ad un livello mentale con la piccola certezza che amore, responsabilità e ricerca introspettiva costituiscono la materia che può e deve plasmare nel proprio corpo chiunque voglia operare nel settore teatrale, che siano attori, registi, autori, scenografi e costumisti, per arrivare al vero protagonista: lo spettatore.

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